Addio autogrill, dopo decenni e decenni serrande abbassate e porte serrate: mangiate il panino altrove | Un danno per gli automobilisti

Chiusura Autogrill - mobilitasostenibile.it
L’Autogrill, per anni luogo di sosta per milioni di automobilisti, prende una scelta drastica: l’azienda ha chiuso le serrande.
Gli Autogrill sono lì da sempre, o almeno così sembra. Palazzi di vetro e cemento piazzati in mezzo all’autostrada, diventati negli anni più di un semplice posto dove bere un caffè. Sono la pausa che spezza il viaggio, il panino al prosciutto a prezzi discutibili ma immancabile, il bagno d’emergenza alle tre di notte.
Hanno fatto parte del boom economico e continuano a raccontare un pezzo d’Italia che si muove in macchina da decenni. Non importa se oggi ci sono alternative più moderne o stazioni di servizio più economiche: l’Autogrill resta un simbolo, un po’ vintage e un po’ familiare, che ha accompagnato generazioni di viaggiatori.
Eppure, quel simbolo è stato macchiato da una crisi; una situazione non voluta che ha portato ad una decisione drastica.
Il paradosso di un simbolo chiuso
Per anni li abbiamo dati per scontati. Sempre lì, con le luci accese a illuminare le notti d’autostrada e il profumo di caffè che sapeva di pausa sicura. Gli Autogrill erano la certezza che la strada non ti lasciava mai solo: un panino, un bagno, un giornale da sfogliare e via di nuovo in corsia. Un rituale che faceva parte del viaggio tanto quanto il pieno di benzina.
Poi, all’improvviso, quella routine si è spezzata. Un incendio ha travolto un’area intera, e per la prima volta dopo decenni uno di quei templi della sosta ha abbassato le serrande. Non per scelta commerciale o per lavori programmati, ma per ordinanza: tutelare chi ci lavora e chi ci passa davanti è diventato più urgente di qualunque pausa caffè. E così un simbolo di continuità si è ritrovato a fermarsi, paradosso che nessuno si aspettava.

Promesse di riapertura e una realtà diversa
Il locale in questione è quello di Teano, lungo l’A1 in direzione Roma. Un punto di riferimento per chi viaggia dal Sud verso la Capitale, travolto dalle conseguenze del rogo in località Palmieri. All’inizio la narrazione era quasi rassicurante. Solo pochi giorni, si diceva, giusto il tempo di spegnere gli ultimi focolai e controllare l’aria. Ma la realtà ha fatto presto a smentire quelle parole. Le analisi hanno parlato chiaro: valori oltre i limiti, sostanze tossiche che non potevano essere ignorate. Così la data della riapertura si è spostata sempre più avanti, trasformandosi da promessa a miraggio.
Nel frattempo, i dipendenti hanno iniziato a chiedersi se la loro pausa sarebbe diventata definitiva, e l’azienda ha iniziato a parlare di cassa integrazione. Oggi quell’Autogrill resta chiuso, senza un calendario certo. E quello che per decenni era stato un simbolo quasi eterno del viaggio italiano si scopre fragile, vulnerabile, esposto agli imprevisti come chiunque altro. L’unico panino caldo, per ora, è quello della polemica che continua a girare attorno a quella serranda abbassata.