“Il giorno dell’infrazione ero a lavoro”: addio sanzione e punti patente | Basta questa scusa e sei salvo

Come opporsi a una sanzione - mobilitasostenibile.it
Basta dire di essere al lavoro per sfuggire a una sanzione? In certi casi sì. Alcuni automobilisti sono riusciti a farsi cancellare il verbale proprio così.
Ricevere una multa non fa piacere a nessuno, soprattutto quando porta con sé anche la decurtazione di punti dalla patente. Ma la domanda è inevitabile: se non fossimo stati noi alla guida? Come lo si dimostra?
C’è chi gioca d’astuzia contro la legge, e chi invece finisce vittima di un sistema che può sbagliare, o della furbizia di chi approfitta della nostra ingenuità.
In tutto questo, però, rimane un nodo: la frase “il giorno dell’infrazione ero al lavoro, non in quell’autostrada indicata nel verbale” ha davvero valore? E soprattutto, come provarlo?
Sanzioni, cosa dice la legge sulla dichiarazione del conducente
Secondo il Codice della Strada, quando arriva un verbale con perdita di punti, al proprietario del veicolo viene chiesto di dichiarare chi guidava. Il termine è di 60 giorni e la comunicazione va fatta all’autorità che ha emesso la multa. Non basta dire “non ero io”: servono nome, cognome e numero di patente del conducente reale. Diversamente scatta una seconda sanzione, che può superare i mille euro, senza decurtazione di punti.
Ed è qui che la realtà supera la fantasia. A gennaio un uomo di Maniago, in provincia di Pordenone, ha ricevuto due verbali dalla polizia locale di Lecce: uno per mancata revisione e l’altro per non essersi fermato all’alt. Totale: 350€ e tre punti in meno. Peccato che il motorino fosse fermo in garage da anni e che lui, nello stesso momento, fosse regolarmente al lavoro a oltre mille chilometri di distanza.

Quando conviene opporsi alle sanzioni (e perché non basta pagare)
Il legale che assiste l’uomo ha parlato di targa clonata, ipotesi purtroppo tutt’altro che rara. Da qui il ricorso al prefetto e un esposto in procura. Una vicenda che mostra quanto sia importante non pagare a occhi chiusi, ma reagire e produrre prove quando si è certi della propria innocenza.
Il caso di Lecce, così così come molti analoghi, dimostra che dietro una multa può nascondersi molto più di un’infrazione. Le targhe clonate non sono una leggenda remota, ma un fenomeno piuttosto diffuso. Pagare subito per farla finita? È decisamente più pratico e veloce, ma rischia solo di legittimare l’errore e aprire la strada ad altri verbali e procedimenti.
Per questo la legge prevede strumenti di tutela; ricorso al prefetto o al giudice di pace, documenti a prova dell’estraneità e perfino esposti in procura. Serve tempo e spesso un avvocato, certo, ma difendersi è fondamentale per non pagare colpe altrui. E niente spazio per i raggiri: frase “ero al lavoro” da sola non basta, ma se supportata da prove può diventare la chiave per smontare un verbale che non dovrebbe nemmeno esistere.